Afghanistan Sguardi e Analisi

Afghanistan Sguardi e Analisi

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Afghanistan: Sguardi e analisi" è un progetto aperto finalizzato a comprendere e discutere le ragioni - e le possibili soluzioni - dei conflitti afghani.

lunedì 25 giugno 2012

La prospettiva regionale sulla questione afghana

Gli Stati dell’Asia centrale, riunitisi a Beijing agli inizi di giugno, hanno dichiarato di volersi impegnare per assumere un ruolo significativo nel processo di stabilizzazione dell’Afghanistan in previsione del disimpegno formale delle truppe internazionali a partire dal 2014; la Cina, ovviamente, ambirebbe al ruolo di Paese guida.
Il prossimo passo del blocco della Shanghai Cooperation Organization (SCO) – comprendente
Cina, Russia, e quattro attori dell’Asia centrale – appare orientata verso una comune politica economica e di sicurezza che si manifesterà formalmente in regolari riunioni di coordinamento ed esercitazioni militari congiunte finalizzate alla lotta ai movimenti separatisti, gli estremismi religiosi e il traffico di droga; insomma un biglietto da visita politicamente esplicito e mediaticamente accattivante. A ciò va ad aggiungersi la posizione – palesata dalla Cina attraverso una dichiarazione del Presidente Hu Jintao sul giornale di Stato, People's Daily – chiaramente anti intromissione di attori esterni non regionali (i riferimenti sono espliciti) e a favore di un ruolo forte della stessa SCO.
Come ciò verrà messo in atto ancora non è chiaro; ciò che invece è evidente è l’impegno di Cina e Russia nel dirigere l’Organizzazione verso un’attività diplomatica e politica volta a limitare e progressivamente ridurre l’influenza statunitense nella regione considerata, a buon titolo, di competenza «locale». Un interessante esercizio diplomatico funzionale all’opera di avvicinamento tra Mosca e Beijing anche sul piano della cooperazione militare e della politica internazionale (a tal proposito è sufficiente ricordare come i seppur tiepidi rapporti tra i due soggetti siano stati in grado di controbilanciare il peso statunitense nella questione siriana).
La Russia e i suoi alleati satelliti – Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan, ma non il Tagikistan – si sono così fatti parte attiva nell’agevolare l’uscita delle truppe internazionali impegnate in Afghanistan alle quali il Pakistan ha – al momento e in maniera plateale – chiuso le porte di ingresso e uscita; mentre degna di nota è la riflessione sul futuro delle operazioni militari interessanti la base aerea Kirghisa di Manas, al centro di un vivace dibattito concentrato sul ruolo delle basi strategiche degli Stati Uniti nella regione.
La Cina, confinante con l’Afghanistan attraverso uno stretto lembo di terra, è però il più dinamico e intraprendente tra gli attori regionali (e non solo quelli) interessati alle potenzialità economiche e agli sviluppi afghani. E tra le speranze di Kabul – con particolare riferimento al disimpegno statunitense e alla conseguente riduzione di investimenti occidentali in conseguenza del disimpegno militare – vi è proprio un interessamento cinese verso le risorse minerarie ed energetiche del sottosuolo afghano; un interesse che, in verità, la Cina non ha mai tenuto nascosto ma che, da sempre, è stato fortemente vincolato alla sicurezza e alla stabilità dell’Afghanistan. Oggi, con l’accesso dell’Afghanistan nella SCO in qualità di osservatore, i primi passi verso questo coinvolgimento attivo degli attori regionali sono stati fatti così come è stata formalmente avviata la cooperazione a livello economico e per la sicurezza.
Da mille a tremila miliardi di dollari: tanto è stato stimato il valore del sottosuolo afghano; e la Cina, prima e meglio di tutti, ha saputo muoversi per aggiudicasi importanti ed esclusivi contratti. La National Petroleum Corp. è stata la prima compagnia di Stato cinese ad aver ottenuto il diritto di effettuare prospezioni per la ricerca di gas e petrolio, tre anni dopo l’autorizzazione ottenuta dalla China Metallurgical Construction Co. per lo sfruttamento dei giacimenti minerari di Aynak, nella provincia di Logar. A corollario del’impegno verso le risorse del sottosuolo, la Cina ha avviato significativi e politicamente appaganti investimenti nel processo di ricostruzione dell’Afghanistan, attraverso progetti di sostegno allo sviluppo economico locale, attività di sostegno, addestramento ed equipaggiamento di unità militari e organizzazioni governative e, ancora, investimenti infrastrutturali e nell’educazione; insomma un ruolo di primo piano ed estremamente raffinato per un attore che non ha neppure un soldato impegnato nella lunga guerra afghana.
Anche la Russia, nel suo piccolo, ha voluto dare un contributo significativo sul piano del sostegno allo sviluppo afghano e lo ha fatto attraverso la ricostruzione e riattivazione delle centrali elettriche e delle dighe costruite in epoca sovietica impegnandosi al tempo stesso in attività di ricerca ed estrazione delle risorse minerarie del sottosuolo – in questo ponendosi come competitor nei confronti della Cina – e, contemporaneamente, implementando le proprie capacità intelligence in Afghanistan con il fine ufficiale di contrastare con efficacia il narcotraffico verso la stessa Russia.
Volendo considerare quello attuale come un possibile processo di costruzione di un’«identità asiatica», è evidente quanto ciò non possa di certo rappresentare un risultato auspicabile sullo scacchiere geopolitico disegnato dagli Stati Uniti. Ma la realtà dei fatti, o almeno ciò che appare evidente – al di là dei risultati sinora ottenuti – è il ruolo sempre più significativo e di primo piano che la SCO starebbe definendo per sé stessa nella successiva fase delle competizioni afghane.

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